La biodiversità non si vede soltanto: si ascolta. Uno studio in Costa Rica mostra che le foreste rigenerate stanno tornando a “suonare” come quelle antiche. Una lezione preziosa anche per chi coltiva un orto urbano e prova a riportare vita negli spazi della città.
La biodiversità ha un suono: cosa ci insegnano le foreste del Costa Rica (e il nostro orto urbano)
Il 22 maggio si celebra la Giornata Internazionale della Biodiversità, un’occasione per ricordare qualcosa che spesso dimentichiamo: la biodiversità non riguarda soltanto le grandi foreste tropicali o gli animali esotici. Riguarda anche il piccolo spazio verde sotto casa, il terrazzo coltivato, l’orto condiviso del quartiere e perfino il vaso di erbe aromatiche che attira api e insetti impollinatori. La giornata nasce per sensibilizzare sul valore della diversità biologica e sull’urgenza di proteggere ecosistemi sempre più fragili.
Ma c’è una notizia che racconta tutto questo in un modo sorprendente: la biodiversità si può ascoltare.
Quando una foresta torna a vivere, cambia anche il suo suono
Un gruppo di ricercatori dell’ETH di Zurigo ha analizzato oltre 16.000 ore di registrazioni audio, raccolte in 119 siti della Penisola di Nicoya, in Costa Rica, per capire se le foreste ricresciute fossero davvero tornate vive dal punto di vista ecologico. In totale sono stati studiati quasi un milione di minuti di paesaggi sonori naturali.
L’idea è semplice e affascinante: se una foresta è sana, è piena di voci.
Uccelli, insetti, anfibi, scimmie e altri animali producono una sorta di orchestra naturale. Ogni specie occupa “spazi sonori” diversi: alcune cantano all’alba, altre al tramonto, alcune emettono frequenze acute, altre basse. Più un ecosistema è ricco, più il suo paesaggio acustico è complesso.
Questa disciplina si chiama ecoacustica: studia la salute degli ecosistemi attraverso i loro suoni.
Il risultato della ricerca: le foreste rigenerate “suonano” come quelle antiche
Le aree lasciate a rigenerazione naturale grazie alle politiche di tutela ambientale del Costa Rica sono risultate 1,4 volte più simili alle foreste mature protette, che ai pascoli degradati da cui provenivano. In particolare, i suoni registrati al crepuscolo sono quasi indistinguibili da quelli delle foreste dei parchi nazionali.
Tradotto in parole semplici: non stanno tornando soltanto gli alberi, ma anche la vita che li abita.
Questo è importante perché spesso si misura il successo ambientale contando ettari riforestati o numero di alberi piantati. Lo studio suggerisce invece qualcosa di più profondo: una foresta sana non è fatta solo di vegetazione, ma di relazioni viventi.
Una foresta viva è rumorosa.
Cosa c’entra tutto questo con l’orto urbano?
Molto più di quanto sembri. Un orto urbano, un giardino condiviso o un balcone coltivato non cambieranno il pianeta da soli, ma possono diventare piccoli rifugi ecologici.
Chi coltiva spesso lo nota: quando aumentano fiori spontanei, aromatiche, varietà diverse di piante e piccole zone lasciate più “selvatiche”, arrivano api, farfalle, coccinelle, piccoli uccelli.
E cambiano perfino i suoni. Più insetti impollinatori, più cinguettii, più movimento. È un piccolo paesaggio sonoro urbano che si trasforma.
La biodiversità, in fondo, non è un concetto astratto: è la differenza tra uno spazio verde ornamentale e uno spazio vivo. Così anche per noi l’obiettivo non è avere un orto impeccabile, ma un orto abitato.
Fermarsi ad ascoltare: la salute di un ecosistema si sente.
La prossima volta che entrate in un bosco, ma anche in un parco urbano, in un orto condiviso (o sul vostro balcone coltivato, magari di sera…) provate a fermarvi, un minuto in silenzio. Quanti suoni ci sono? Un luogo vivo non è silenzioso!
Intanto uno dei Soundsfile from Nicoya Peninsula, Costa Rica