Trasferta da Res Naturalis

Il Gruppo Orto sta lentamente tornando dalle ferie.

Dopo un’estate di rallentamento, qualche pianta lasciata crescere un po’ più liberamente e il desiderio di riprendere piano piano le attività, abbiamo scelto di concludere questa pausa con una piccola trasferta.

Zaini, tende, sacchi a pelo e tanta voglia di imparare: in tre siamo partiti alla volta della campagna di Olevano Romano per raggiungere Emanuele ed Elisa, i nostri mentor, che durante quest’anno sono stati al nostro fianco nel piccolo orto urbano della Città dell’Utopia.

Dai loro consigli al loro campo

Emanuele ed Elisa sono arrivati nel nostro orto portando con sé esperienza, conoscenze e soprattutto un modo diverso di guardare alla terra.

Tra piante, ortaggi, fiori ed erbe ci hanno insegnato a osservare prima ancora di intervenire: a capire i tempi delle coltivazioni, le esigenze delle piante, l’importanza della biodiversità, il valore di una gestione che non cerca di forzare la natura ma prova ad assecondarla.

Questa volta, però, abbiamo avuto l’occasione di cambiare prospettiva.

Non erano loro a venire nel nostro piccolo spazio urbano: siamo stati noi ad andare da loro.

Il loro bellissima casetta di legno è circondato da circa mezzo ettaro di terreno coltivato a frutti, ortaggi ed erbe. Un luogo nel quale il lavoro della terra non è un semplice passatempo, ma parte di una scelta di vita costruita giorno dopo giorno.

Una scelta che mette insieme sostenibilità ambientale, rispetto dei cicli naturali e desiderio di trovare un equilibrio diverso tra lavoro, tempo, bisogni e benessere.

Una vita costruita passo dopo passo

In campagna abbiamo incontrato anche qualcosa che non si può imparare semplicemente leggendo un manuale di orticoltura: la concretezza necessaria per costruire una vita sostenibile.

Emanuele ed Elisa hanno scelto di procedere un passo alla volta, affrontando anche le difficoltà che inevitabilmente accompagnano una scelta di questo tipo.

Vivono insieme a Bruce, Crema e Min Hu (oltre a tante belle gallinelle delle quali non ho chiesto i nomi), tra il lavoro quotidiano di terra, vigna, alberi da frutto, animali, stagioni che cambiano e una quantità di cose da fare che probabilmente non finisce mai.

Eppure c’è qualcosa di molto potente nel loro modo di vivere: la ricerca di un equilibrio che permetta, alla fine della giornata, di guardare a ciò che si è fatto e sentirsi soddisfatti del proprio tempo.

Non è una vita senza fatica. Al contrario.

È una vita nella quale la fatica ha un senso preciso e si inserisce dentro un progetto più grande: provare a vivere in modo più coerente con ciò in cui si crede.

Due giorni con le mani nella terra

Il nostro obiettivo non era andare semplicemente a trovarli. Volevamo conoscere, osservare, fare domande e soprattutto mettere a disposizione le nostre braccia. Così, tra venerdì e domenica, abbiamo lavorato insieme.

Abbiamo preparato nuovi corridoi e nuovi letti per le coltivazioni autunnali, spaccato e accatastato la legna che servirà durante l’inverno, visitato la vigna ricca di uve bianche dolcissime (ma anche pere, prugne, mele e albocche) e osservato il lavoro quotidiano necessario per mandare avanti un piccolo ecosistema agricolo.

E poi abbiamo mangiato… parecchio! Abbiamo raccolto e assaggiato direttamente dagli alberi e dalle piante, abbiamo portato in tavola quello che la terra aveva da offrire e ci siamo lasciati sorprendere da sapori che, consumati così, nel luogo in cui sono stati coltivati, sembrano avere tutto un altro significato.

Abbiamo visitato anche il ripidissimo, ma poetico centro storico di Olevano Romano, chiacchierato, imparato e soprattutto condiviso tempo.

Perché forse è proprio questo il punto dell’esperienza: non soltanto imparare come si prepara un letto di coltivazione o come si organizza la legna per l’inverno, ma capire cosa significa dedicare tempo e attenzione a qualcosa che cresce lentamente.

Il valore del tempo

Nel nostro orto urbano siamo abituati a confrontarci con tempi e spazi molto diversi. Abbiamo un piccolo pezzo di terra in città e un gruppo di persone che si incontra, sperimenta, impara e prova a coltivare comunità oltre che ortaggi.

Andare in campagna ci ha permesso di vedere più da vicino cosa succede quando quella relazione con la terra diventa una parte ancora più centrale della quotidianità.

E ci ha ricordato una cosa che spesso dimentichiamo: non tutto può essere accelerato.

Le piante hanno i loro tempi. La terra ha i suoi tempi. Anche le persone hanno bisogno di tempi che non siano sempre quelli dettati dalla produttività.

Forse è proprio qui che l’autoproduzione diventa qualcosa di più del semplice “fare da sé”: è un modo per riappropriarsi di una parte del proprio tempo, conoscere i processi che stanno dietro a ciò che mangiamo e costruire, per quanto possibile, relazioni più consapevoli con l’ambiente che ci circonda.

Un’accoglienza difficile da lasciare

In questi due giorni ci siamo sentiti a casa. Un’accoglienza generosa, fatta di lavoro condiviso, cibo, chiacchiere, risate e disponibilità a trasmettere quello che si è imparato negli anni. E infatti, quando è arrivato il momento di ripartire, non avevamo proprio voglia di farlo.

Ma la casa di Emanuele ed Elisa non rimane vuota a lungo.

Da domani arriverà un nuovo Woofer, pronto a dedicare il proprio tempo e la propria energia alla vita di Res Naturalis. Qui è possibile fare un’esperienza di questo tipo mettendosi a disposizione per almeno due settimane: un periodo abbastanza lungo da permettere di entrare davvero nei ritmi del luogo, imparare, lavorare e condividere la quotidianità.

Noi dopo soli due giorni, possiamo dire che ci piacerebbe averne avuti molti di più. E proprio per questo, a chi ha la possibilità di dedicare almeno un paio di settimane a un’esperienza del genere, la consiglieremmo senza esitazione. Perché si torna a casa con le braccia magari un po’ stanche, ma con qualcosa in più: nuove competenze, nuove domande, nuove consapevolezze e una bella scorta di energia positiva.

E ora si torna all’orto

La nostra piccola trasferta segna anche la fine del rallentamento estivo del gruppo orto. Torniamo in città con qualche conoscenza nuova e ancora più voglia di rimettere le mani nella nostra terra. Il nostro orto è piccolo, molto diverso dal mezzo ettaro di campagna che abbiamo appena lasciato, ma proprio per questo il confronto è stato prezioso. Perché coltivare non significa soltanto produrre qualcosa. Significa imparare a osservare, aspettare, prendersi cura, sbagliare, ricominciare. E, quando possibile, farlo insieme.

Un grazie ad Emanuele ed Elisa per averci aperto le porte della loro casa e della loro terra. Speriamo di tornare presto!

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2 risposte

  1. Complimenti per la descrizione del ” tutto” fatta con parole semplici, senza enfasi che rispecchiano sicuramente i 2 ragazzi protagonisti. Certo non occorre invitare ad una simile esperienza, perché la voglia nasce spontanea: raggiungerli in quello spazio ricco di …cose buone da assaporare e da condividere. Grazie per questo ” viaggio” che ci avete fatto fare !!

  2. Leggere questo articolo mi ha emozionata profondamente e mi ha riempito il cuore di gioia e di orgoglio.

    Elisa ed Emanuele, vi ammiro tantissimo per il coraggio con cui avete scelto di costruire, giorno dopo giorno, una vita tutta vostra, seguendo con coerenza e amore ciò in cui credete. Non è soltanto una scelta di vita: è un modo autentico e bellissimo di stare al mondo, con rispetto per la natura, per il tempo, per il lavoro e per tutte quelle cose semplici ma davvero importanti.

    Da mamma, Elisa, mi emoziona vedere la persona che sei diventata e il cammino che state percorrendo insieme. Emanuele, sono felice di vedervi uniti, complici e capaci di sostenervi a vicenda nella realizzazione dei vostri sogni.

    Sapere che chi viene a trovarvi porta via con sé nuove conoscenze, consapevolezza e tanta energia positiva mi rende ancora più felice. Significa che non state soltanto coltivando la terra, ma anche qualcosa di prezioso nel cuore delle persone che incontrate.

    Sono immensamente fiera di voi, del vostro coraggio, della vostra determinazione e della bella vita che state costruendo insieme, con amore, impegno e tanta autenticità.

    Vi ammiro profondamente, vi voglio un bene infinito e sarò sempre orgogliosa di voi. ❤️

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